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Biomedicale, il gruppo francese Benvic acquisisce la carpigiana Luc & Bel

Prosegue la crescita del Gruppo Benvic nel settore medicale dopo l’ingresso nel capitale di Investindustrial.

Benvic, gruppo francese leader nella produzione di soluzioni termoplastiche a base di PVC altamente innovative e di biopolimeri ecologici, annuncia l’acquisizione della maggioranza di Luc & Bel, gruppo specializzato nella progettazione e realizzazione di componenti di eccellenza per dispositivi medici rivolti alla grande clientela internazionale. Con questa acquisizione Benvic rafforza ulteriormente il proprio posizionamento nel settore medicale; settore che vede il Gruppo già presente in seguito all’investimento in Modenplast, importante produttore di PVC specializzato nella produzione di formulazioni, tubi e tubolari per uso medicale con sede a Modena, avvenuto nel 2019. Inoltre, l’operazione consentirà a Luc & Bel di accelerare il percorso di crescita sfruttando le molte sinergie che si instaureranno con la stessa Modenplast e la presenza internazionale del Gruppo Benvic. Fondata nel 2012 a Carpi, Luc & Bel si avvale di tecnologie all’avanguardia e di un team dall’esperienza più che trentennale per offrire una gamma di prodotti medicali di alta qualità che spazia dai singoli componenti ai dispositivi completi in base alla necessità di ciascun cliente e al settore specifico (infusione, emodialisi, cardiochirurgia e trasfusione). Luca Ferrari, fondatore di Luc & Bel, rimane Amministratore Delegato della società e socio di minoranza insieme al resto del management team, garantendo così la continuità nella gestione e nello sviluppo futuro. Dall’ingresso di Investindustrial nel capitale della società, avvenuto nel 2018, l’operazione di oggi rappresenta la settima acquisizione di Benvic in Europa. Di queste sette, quattro hanno avuto luogo in Italia, in particolare in Emilia Romagna, regione nella quale Benvic vanta un solido radicamento produttivo avendo rilevato nel 2018 l’azienda Vinyloop e successivamente, nel 2019, Plantura e Modenplast. Luc Mertens, Amministratore Delegato di Benvic, ha commentato: "Siamo felici di proseguire il nostro percorso di crescita con Luc & Bel a solo un anno di distanza dalla nostra prima acquisizione nel settore medicale. Il PVC svolge un ruolo fondamentale in questo comparto ed è per questo che puntiamo ad essere sempre più presenti a partire proprio dall'Italia. Siamo certi che Luc & Bel, grazie al suo modello di business altamente tecnologico e innovativo, porterà un valore aggiunto al nostro gruppo e alla nostra clientela". Luca Ferrari, Amministratore Delegato di Luc & Bel ha commentato: "Siamo entusiasti di essere entrati a far parte del Gruppo Benvic che siamo certi rafforzerà ulteriormente il posizionamento di Luc & Bel a livello internazionale. Continueremo a lavorare garantendo ai nostri clienti gli elevati standard che ci contraddistinguono e, sfruttando le nuove sinergie che creeremo insieme a Benvic, proseguiremo il nostro percorso di crescita".
Articolo di ModenaToday.
 
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Un percorso di alta formazione per ripartire, l'idea del Comitato per l’Imprenditoria Giovanile di Modena

Il Comitato per l’Imprenditoria Giovanile della Camera di Commercio di Modena organizza un percorso di alta formazione, offerto gratuitamente ai giovani imprenditori del territorio modenese.

Il Comitato per l’imprenditoria Giovanile della Camera di Commercio di Commercio di Modena mette in campo un ciclo di alta formazione insieme a un formatore di livello internazionale. Il percorso "Ri-Partire per Crescere" è articolato su tre giornate finalizzate alla costruzione di strumenti concreti e utili per affrontare al meglio la ripartenza dopo il difficile periodo del lockdown, che ha messo a dura prova tutto il tessuto economico del Paese e che ha accelerato tanti processi evolutivi dei modelli di business delle imprese. “Il lockdown ha mutato rapidamente lo scenario economico e sociale, accelerando trasformazioni e mutamenti dei modelli di business che erano già in atto, ma che avrebbero avuto bisogno ancora di molto tempo prima di diventare realtà” - afferma Lapo Secciani, presidente del Comitato per l’Imprenditoria Giovanile. “Questi repentini cambiamenti, insieme alla grave situazione economica scaturita dalla chiusura hanno messo in difficoltà le imprese italiane, le quali si sono trovate a confrontarsi con nuovi modelli del fare impresa - soprattutto per Commercio e Turismo - nel periodo più duro dal punto di vista economico per il Paese. Ecco quindi che abbiamo pensato che fosse utile e opportuno offrire alle giovani imprenditrici e ai giovani imprenditori modenesi un percorso formativo innovativo, capace di offrire risposte e strumenti utili per comprendere questi mutamenti e finalizzato alla messa in atto di azioni e strategie necessarie per continuare ad essere competitivi nei nuovi scenari economici”.

Il programma.

I seminari si terranno nelle sale della Camera di Commercio di Modena nei giorni 22 settembre, 13 ottobre e 10 novembre. Ogni appuntamento prevede 8 ore di formazione, con inizio alle ore 9,00, nelle quali saranno toccati innovativi e attuali temi indispensabili per costruire un approccio al lavoro capace di rispondere alle nuove sfide che la pandemia ha posto davanti alle imprenditrici e imprenditori. Sarà Eugenio Abbattista, formatore e manager di livello internazionale - che vanta collaborazioni con importanti società, italiane e non - a fornire ai partecipanti nelle tre giornate una visione e innovative metodologie per approcciarsi al proprio lavoro con strumenti all’avanguardia necessari per vincere le nuove sfide. Questi i titoli delle giornate:
  • 22 settembre: Ri-Cominciare: nuovi modelli di business
  • 13 ottobre: #ResilExit2020
  • 10 novembre: Imprenditore 6G

Come partecipare.

La partecipazione al corso è infatti finanziata dal Comitato per l’Imprenditoria Giovanile ed è pertanto gratuita; per informazioni sul programma è possibile consultare il sito della Camera di Commercio www.mo.camcom.itPer prenotazioni: email cigmodena@gmail.com o tel. 059 208266.
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Progetto Newman: a Vignola si studia il futuro dell'industria nichel-free, importante finanziamento per la CRIT

L’azienda vignolese CRIT è tra i partner del progetto Newman sostenuto con 1,5 milioni di euro all’interno del programma quadro Horizon2020 e finalizzato ad innovare la produzione di componenti industriali ad alte prestazioni.

Eliminare il nichel dalle leghe metalliche impiegate per la produzione di componenti per il settore metalmeccanico consentirà di migliorare ed efficientare l’utilizzo delle materie prime nell’industria manufatturiera, rendendo più sicuri, più economici e meno impattanti per l’ambiente diversi processi industriali. Ridurre entro il 2021 l’impiego del nichel in ambito industriale è lo scopo dell’innovativo progetto Newman. Coordinato dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna, sostenuto dall'Unione Europea e supportato con 1,5 milioni di euro dall'Innovation Community per l'uso sostenibile delle materie prime, il progetto è parte integrante del programma quadro Horizon2020. Attualmente in corso di realizzazione, il progetto Newman coinvolge vari partner italiani ed europei. Sono ben quattro le realtà emiliano-romagnole presenti: l’azienda modenese CRIT, centro di innovazione tecnologica applicata all’industria, che realizzerà attività di comunicazione e diffusione della consapevolezza tra progettisti ed utilizzatori delle potenzialità dei materiali sviluppati. Le aziende VICI di Santarcangelo di Romagna (RN) e SINTERIS di Bentivoglio (Bo) testeranno le possibili applicazioni pratiche, sia in ambito industriale sia in ambito consumer. Infine l’Università di Bologna che si occuperà dell’ottimizzazione del processo di produzione, dei trattamenti termici dei componenti realizzati con le nuove polveri, oltre che della go to market strategy.  Nel progetto Newman sono coinvolti, inoltre, il Centro ricerche Fiat di Torino, che studierà le prestazioni delle parti prodotte a livello industriale, l’Università di Ghent (Belgio), che analizzerà le ricadute sull’ambiente della nuova tecnologia, ed HÖGANÄS, multinazionale svedese leader mondiale nel mercato delle polveri di ferro e metalliche, che svilupperà le innovative polveri metalliche Nichel-free Il progetto Newman è finalizzato a sviluppare e a validare un processo produttivo per polveri prive di Nichel da utilizzare nella metallurgia delle polveri (cd. sinterizzazione), un processo in grado di offrire vari vantaggi tecnici nella realizzazione di componenti meccanici: libertà di progettazione, risparmio energetico, riduzione del consumo di materie prime e dei costi. Fino ad oggi le componenti meccaniche ad alte prestazioni sono state ottenute principalmente utilizzando polveri contenenti Nichel ma, negli ultimi anni, questo materiale ha generato momenti di crisi del settore a causa dell’elevato costo e della volatilità delle quotazioni, della difficoltà di approvvigionamento e soprattutto della sua potenziale cancerogenicità. “Il progetto Newman si propone di ovviare a questi inconvenienti – afferma Marco Baracchi, Direttore Generale di CRIT - dimostrando i vantaggi derivabili dall’utilizzo, a livello industriale, di materiale Nichel-free nella metallurgia delle polveri. Rispetto ai materiali fino ad ora utilizzati le nuove polveri offrono maggiore efficienza e sicurezza nella fase di manipolazione, ed una più facile reperibilità di materia prima. Per le aziende sarà possibile produrre pezzi più performanti, aumentando contestualmente il livello di sicurezza dei lavoratori, non più esposti a materiali potenzialmente compromettenti per la salute”. CRIT è una società privata con sede a Vignola nata nel 2000. Grazie ad uno staff tecnico d’eccellenza supporta le imprese nei percorsi di innovazione di processo e di prodotto, favorendo il trasferimento di conoscenze tecnologiche tra le aziende socie. Partendo dal confronto su temi di interesse condiviso, CRIT organizza scambi di best practices e benchmarking specifici da cui scaturiscono soluzioni tecniche, gestionali ed organizzative. I soci di CRIT sono esclusivamente aziende, molte delle quali leader mondiali nei rispettivi settori, tra cui: Alstom, Beghelli, Datalogic, Ferrari Spa, System Ceramics, Technogym, Sacmi e Tetra Pak. CRIT partecipa inoltre a importanti circuiti nazionali e internazionali dell'innovazione, tra cui EFFRA (European Factories of the Future Research Association), SPIRE (Sustainable Process Industry through Resource and Energy Efficiency) e la Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna. Leggi l'articolo completo su ModenaToday.  
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Panariagroup: finanziamento per 10 milioni da MPS con "Garanzia Italia"

Un supporto concreto a sostegno dei piani di sviluppo di Panariagroup garantito da Sace e contro-garantito dallo Stato, come previsto dal "Decreto Liquidità”.

Panariagroup Industrie Ceramiche S.p.a. ha sottoscritto con Banca Monte dei Paschi di Siena un'operazione di finanziamento a lungo termine di 10 milioni di euro, assistita dalle garanzie di SACE nell'ambito del programma Garanzia Italia. Panariagroup, con base a Fiorano, è uno dei principali gruppi internazionali leader nella produzione di superfici ceramiche di fascia alta e di lusso, impiega oltre 1700 dipendenti, conta sei stabilimenti produttivi (3 in Italia, 2 in Portogallo e 1 negli Stati Uniti) e ha chiuso il 2019 con 382 milioni di euro di fatturato. Il gruppo ceramico modenese rilancia sugli investimenti in innovazione sia sulla parte industriale che sullo sviluppo del prodotto, in particolare su materiali sempre più orientati alla qualità della vita come la tecnologia antibatterica Protect e sostenibili come le grandi lastre sottili. Il supporto di BMps, in abbinamento alle altre linee di credito circolanti, consentirà all'azienda il perseguimento degli obiettivi industriali e commerciali nonostante la complicata situazione economica dovuta all’emergenza Covid-19, che Panariagroup ha affrontato sin dall’inizio con flessibilità e proattività. “Affrontiamo questa fase di ripartenza - ha commentato Emilio Mussini, Presidente di Panariagroup - con energia e visione su quelli che devono essere i nostri traguardi industriali e commerciali. Abbiamo chiaro il nostro focus sull’innovazione e sugli investimenti necessari per realizzare prodotti sempre più vicini alle nuove esigenze dei clienti. In questo senso la partnership con MPS ci offre ulteriore slancio per il nostro percorso”. “Siamo lieti di supportare la ripartenza di Panariagroup, azienda leader mondiale nella produzione e distribuzione di superfici in ceramica per pavimenti e rivestimenti, permettendo quindi il perseguimento degli obiettivi industriali prefissati – ha dichiarato Simonetta Acri, Chief Mid Market Officer di SACE –. Con quest’operazione SACE consolida la sua partnership con MPS e conferma la sua presenza costante al fianco delle imprese italiane chiamate ad affrontare le sfide attuali dettate da questa fase così delicata dell’economia nazionale.” “Anche con questa operazione BMps vuole offrire un supporto concreto al territorio in questa fase di emergenza del nostro Paese - ha affermato Maurizio Bai, Responsabile Direzione Rete di Banca Mps –. In particolare questo finanziamento è finalizzato a sostenere gli investimenti di una primaria realtà imprenditoriale del distretto ceramico in un’ottica di maggiore salubrità e sostenibilità dei suoi prodotti. Questi interventi sono importanti soprattutto in questo momento per rafforzare la competitività sui mercati esteri e contribuire alla ripresa della filiera produttiva collegata, allo sviluppo dell’economia regionale e nazionale”. Leggi l’articolo completo su ModenaToday.
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Bonterre, Opas e Hp pronte a rilevare Ferrarini con il supporto di Intesa e Unicredit

Nuova offerta della cordata guidata da due aziende modenesi per salvare Ferrarini. Per i creditori pronti 50 milioni, con il sostegno di Intesa San Paolo e Unicredit.

Una cordata formata dal Gruppo Bonterre – Grandi Salumifici ItalianiO.P.A.S. e HP si impegna formalmente ad acquisire e rilanciare la Ferrarini S.p.A., secondo la proposta di concordato concorrente che indica le suddette società quali “Partner Industriali” e che è stata depositata il 10 agosto da Intesa Sanpaolo e Unicredit presso il tribunale di Reggio Emilia, quali creditori legittimati. La cordata, che si era fatti avanti già nei mesi scorsi, mette a disposizione dell’operazione non solo la propria capacità imprenditoriale nella realizzazione del Piano Industriale, ma anche un considerevole apporto di capitale, che dovrebbe consentire ai creditori Ferrarini di poter contare – congiuntamente al sostegno finanziario di Intesa – su oltre 50 milioni di euro certi e garantiti, nonché su un ulteriore apprezzabile earn out, basato sul successo del Piano. “Siamo confidenti che uno sforzo così significativo da parte delle nostre aziende – ha sottolineato Milo Pacchioni, presidente di Gruppo Bonterre, socio di controllo della cordata – ci permetta finalmente di completare rapidamente il cammino intrapreso già nel 2019 nell’ambito della procedura concordataria e valga a superare tutti gli ostacoli incontrati e quelli che ancora si dovessero frapporre: il settore dei salumi italiani dove noi operiamo, le tante competenze e i lavoratori di Ferrarini, i territori coinvolti meritano celerità, sicurezza e trasparenza, specie nell’ora in cui dobbiamo superare tutti insieme la grande incognita della pandemia.”. “La nostra offerta rappresenta non solo un approccio responsabile verso l’azienda e i creditori sociali – ha dichiarato Giuliano Carletti, Amministratore Delegato di Bonterre-Grandi Salumifici Italiani - ma la premessa per realizzare un piano industriale di successo per preservare e sviluppare un grande “brand” della salumeria italiana, sicuri che il marchio Ferrarini sarà al centro di importantissime sinergie industriali e commerciali con il nostro Gruppo.”. Infine, Valerio Pozzi, Direttore Generale di OPAS ha evidenziato come la stessa “sia in grado di supportare adeguatamente l’approvvigionamento di suini nati, allevati e macellati in Italia come garanzia di qualità, grazie a filiere produttive disciplinate ben oltre i già elevati standard europei, con disciplinari volontari che valorizzano la sostenibilità ambientale e le esigenze di benessere animale richieste oggi dai consumatori.” Leggi l'articolo completo su ModenaToday.  
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Biomedicale, Medtronic investe 18 milioni in ricerca e sviluppo

Medtronic rilancia su ricerca e sviluppo investendo 18 milioni di euro nei due stabilimenti della pianura modenese.

18 milioni di euro destinati a ricerca e sviluppo nei due stabilimenti del distretto biomedicale modenese. Ad annunciarlo è la multinazionale americana Medtronic, leader mondiale dell’healthcare, pronta a investire su Mallinckrodt Dar e Bellco, realtà che contano oggi un migliaio di dipendenti dei 2500 dipendenti distribuiti nelle otto sedi del territorio italiano.

 L’assessore regionale allo Sviluppo Economico e Lavoro, Vincenzo Colla, parla di “Una ottima notizia sia per il distretto biomedicale modenese sia per l’intero sistema produttivo e della ricerca dell’Emilia Romagna”.

È la conferma che gli investimenti in innovazione non sono solo auspicabili per il rilancio economico, ma sono possibili e in alcuni casi già una realtà. È un ottimo segnale – continua l’assessore Colla - per la ripartenza post Covid-19 dell’economia emiliano-romagnola che avvalla ulteriormente l’indirizzo che questa Regione si è data: puntare in modo deciso sui saperi e sulla conoscenza, favorendo l’attrattività attraverso una rete virtuosa di relazioni fra università, centri di ricerca, start up, imprese e territorio. Questa è la strada che vogliamo continuare a seguire e che indicheremo anche nel prossimo patto per il lavoro e per il clima”.

Leggi l'articolo completo sul sito della Regione Emilia-Romagna.

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Occupabilità, Unimore ai primi posti

Unimore prima per occupabilità nella classifica Censis/Repubblica sugli Atenei italiani.

L’Occupabilità e la didattica si confermano – secondo l’annuale indagine stilata da CENSIS per conto del quotidiano Repubblica - come punti di forza dell’Università di Modena e Reggio Emilia. L’istituto nazionale di ricerca ha assegnato anche quest’anno all’Ateneo emiliano il primo posto tra i grandi atenei con riferimento alle opportunità di lavoro riservate ai laureati Unimore. Sulla base dei parziali assegnati, Unimore risulta brillare nell’indicatore “occupazione” (107,0 punti su 110) dove è al primo posto tra i grandi Atenei e al terzo assoluto nel confronto tra tutti gli Atenei, di poco dietro i due Politecnici di Milano e di Torino, ed è inoltre ben posizionata per quanto riguarda i servizi, la comunicazione e i servizi digitali. Il quotidiano e l’istituto di statistica, poi, hanno stilato anche classifiche distinte per raggruppamenti disciplinari sulla qualità didattica, per la quale si sono considerati gli abbandoni tra il primo ed il secondo anno di corso di laurea, l’acquisizione dei crediti da parte degli iscritti nell’anno accademico, il tasso di iscritti regolari, la regolarità negli studi, la mobilità degli studenti in uscita, la numerosità di università estere ospitanti studenti dell’ateneo ed il numero di iscritti stranieri. Decisamente lusinghiera la valutazione che emerge per Unimore dai parametri che concorrono a definire il giudizio sulla sua didattica, dove nel confronto tra tutti gli Atenei pubblici risulta sempre tra i primi posti per tutte le discipline insegnate: “I dati dell’indagine Censis 2020 - commenta il Rettore Carlo Adolfo Porro - confermano i consolidati punti di forza di Unimore, in primo luogo l’alta percentuale di occupati per i nostri laureati/e. Questo aspetto è ovviamente cruciale per studenti e studentesse che in questa fase stanno scegliendo il loro percorso formativo. Il forte legame con territori particolarmente dinamici e l’attenzione alle richieste di figure professionali sono infatti alla base dei buoni risultati del nostro Ateneo, unitamente alla qualità della didattica distribuita su un ampio spettro di aree disciplinari e professionali, che permette alle future matricole un ventaglio di possibilità tra cui scegliere sulla base delle proprie preferenze individuali”.
Articolo pubblicato da: Ufficio Stampa Unimore.
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Progetto "Bike to work", un bonus in busta paga per andare al lavoro in bicicletta

Le aziende di Maranello e Formigine potranno richiedere il bonus "Bike to Work". Fino ad un massimo di 50 euro mensili per i dipendenti che lasceranno a casa l'auto per recarsi al lavoro con mezzi più sostenibili.

Un bonus in busta paga per andare al lavoro pedalando. È la possibilità offerta dal progetto ‘Bike to Work’ nel capitolo rivolto alle aziende pubbliche e private, che a partire dal 20 luglio potranno sottoscrivere accordi con i Comuni di Formigine e Maranello per incentivare tra i loro dipendenti l’uso della bicicletta lungo il tragitto casa-lavoro. Nelle aziende che aderiranno all’iniziativa, ad ogni lavoratore interessato verranno dunque erogati 20 centesimi a chilometro, fino a un massimo di 50 euro al mese. Al dipendente basterà ‘scaricare’ sul proprio smartphone una app gratuita, che calcolerà le distanze percorse in bici tra l’indirizzo di casa e l’impresa. E dal Comune arriverà poi il relativo contributo, messo a disposizione dalla Regione. Le aziende avranno tempo fino al 30 settembre per valutare e aderire volontariamente al progetto, attraverso la compilazione di un modulo disponibile da oggi sui siti istituzionali dei due Comuni. Oltre al contributo regionale, ogni ditta potrà anche scegliere liberamente di sostenere ulteriormente l’iniziativa con una propria sponsorizzazione economica, a vantaggio della mobilità sostenibile e del proprio welfare aziendale, che ha tra i suoi obiettivi anche la salute e la sensibilizzazione del personale verso le tematiche ambientali. “Questo progetto rientra nel percorso di cambiamento da noi intrapreso nell'ambito della mobilità - affermano Giulia Bosi e Chiara Ferrari, assessori alla Mobilità dei due Comuni coinvolti - Una mobilità sempre più improntata su mezzi sostenibili, che permettono una maggiore fruibilità del territorio. Auspichiamo che le aziende aderiscano in maniera propositiva, certi che i grandi obiettivi si raggiungono mettendo insieme pubblico e privato”. Le amministrazioni comunali  di Formigine e Maranello valuteranno inoltre la possibilità di riaprire i termini nel caso il progetto si presentasse la possibilità di rifinanziarlo con risorse proprie o altri fondi regionali.
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Ferrari ottiene la certificazione Equal Salary: parità di stipendio tra uomini e donne

Ferrari è la prima società italiana ad aver ottenuto la certificazione Equal Salary, che attesta la parità di retribuzione tra donne e uomini con le stesse qualifiche e mansioni.

Un passo avanti per la parità di retribuzione tra donne e uomini con le stesse qualifiche e mansioni è stato svolta dalla Ferrari S.p.A. che ha ottenuto la certificazione Equal Salary. Il riconoscimento testimonia l’impegno della Casa di Maranello per un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso delle differenze, che sostenga allo stesso tempo lo sviluppo professionale di ciascuno. La certificazione è stata conferita dalla fondazione svizzera Equal Salary al termine di uno studio durato otto mesi da parte della società di revisione PwC, secondo una metodologia riconosciuta dalla Commissione Europea. Ferrari è la prima società italiana ad aver ottenuto questa specifica certificazione. Il processo di certificazione ha previsto una dettagliata analisi statistica dei livelli retributivi, che ha rivelato come il Cavallino Rampante si posizioni fra le aziende europee che hanno eliminato con successo il divario retributivo di genere. Inoltre, è stato effettuato uno studio delle politiche di gestione e sviluppo delle risorse umane. Ai dipendenti è stato chiesto di completare in forma anonima dei sondaggi e di partecipare a interviste individuali e a dei focus group sulla loro percezione della cultura e dell’impegno aziendale in tema di inclusione e diversità. “Siamo fieri di ricevere questa certificazione, che rappresenta una pietra miliare importante nel percorso verso il miglioramento continuo del nostro posizionamento e delle nostre azioni per un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso delle differenze." ha dichiarato Louis Camilleri, Amministratore Delegato di Ferrari S.p.A. "La parità retributiva e di opportunità non riguarda solo un principio di equità. È un pilastro fondamentale per attrarre, trattenere e sviluppare i migliori talenti e stimolare così l’innovazione e la nostra crescita nel lungo periodo”. La certificazione Equal Salary è un’ulteriore tappa di una crescita del contributo femminile all’interno della Società. Dal 2016 al 2019, in particolare, le dipendenti sono aumentate dall’11,5% a oltre il 14% dei 4.285 lavoratori complessivi (dati al 31 dicembre 2019) e hanno assunto progressivamente maggiori responsabilità e ruoli crescenti.
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